50 ANNI SENZA “COCO”

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Era il 10 Gennaio del 1970 quando la grande Gabrielle Bonheur Chanel (87 anni) venne trovata senza vita nella sua camera dell’Hôtel Ritz.
Stilista francese, avanguardista dalla vita vissuta intensamente.
Coco cresce con le suore nell’abazia di Aubazine (nella regione della Nuova Aquitania), a seguito dell’abbandono da parte del padre alla morte della mamma.

Circondata da austerità e rigore, da vestiti di solo colore bianco e nero e strutture architettoniche austere, che saranno poi determinanti nel suo stile.

Entra nel mondo della moda a soli 18 anni, dove muove i primi passi lavorando come commessa presso la bottega Maison Grampayre Moulins.
Negli stessi anni intraprende la carriera di cantante presso il caffè-concerto La Rotonde.
Qui, una delle tante leggende che alimentano la vita di Coco, narra che fosse solita cantare la canzone “Qui qu’a vu Coco?” che le valse poi l’appellativo COCO con la quale è diventata famosa.

In uno dei caffè dove si esibisce, Coco incontra Étienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, con il quale ha una relazione durata 6 anni. Sarà il suo primo finanziatore.

Coco ha una particolare passione per i cappelli e presto tutte le donne di Moulins se ne innamorano e ne vogliono uno.

Ormai con una carriera in ascesa, si trasferisce a Parigi e poi a Deauville e nel 1914 apre i suoi primi negozi a cui seguirà nel 1916 il primo salone di alta moda a Biarritz.

Sono gli anni della moda rigida e severa che vuole le donne “rinchiuse” in corsetti stretti e austeri.
Chanel esce dai canoni, si distingue per i suoi modelli controcorrente, propone modelli sportivi, dalle linee semplici e morbide, al di là di ogni costrizione e in linea con la nuova tendenza salutista d’inizio secolo.

E’ sempre il 1916 e Rodier, industriale tessile francese, vede in Chanel del potenziale tanto da spingerlo a darle in esclusiva il jersey.
Composto da una maglia rasata, semplice, leggera, morbida e naturalmente elastica, il jersey si presta bene alla nuova visione di abiti della stilista.

Gonna, pullover e cardigan in questo abbinamento, sono il primo modello distintivo della moda Chanel, realizzato soprattutto in non colori come il grigio, il beige e il blu scuro oltre a, ovviamente, il binomio bianco e nero, carissimo al suo stile.

La consacrazione di Coco in grande stilista dell’epoca avviene pochi anni più tardi, nel 1920 quando apre la sua prima boutique a Parigi al n.31 di Rue de Cambon.
Ma ciò che la contraddistingue dagli altri stilisti non è, tanto la ricerca di nuove forme e materiali, ma soprattutto il non accontentarsi del successo ottenuto e volersi spingere sempre oltre.
Ha una visione più ampia del concetto di “stile” che non è relegato solo a un abito, ma si estende anche agli accessori.
Così realizza il suo primo profumo, il più famoso, diventato icona della sensualità femminile.
“Chanel N° 5”.
Come non ricordare la celebre frase di Marilyn Monroe, alla domanda, con quale abbigliamento andasse a letto, rispondeva:
Con due sole gocce di Chanel N.5“.

MarilynMonroe_chanel_N5
MarilynMonroe_chanel_N5

A questo seguiranno altri profumi, come il N.22, il Gardenia, ispirato al fiore preferito dalla stilista che riproporrà anche nella bigiotteria, e il N.19.

Famosa anche per la sua linea di bigiotteria in cui il connubio tra gemme non preziose e gemme purissime diventando poi parte integrante dei suoi abiti.
Il capo d’alta moda semplice e rigoroso viene impreziosito da accessori ricchi e vistosi.

Negli anni ’30 crea la Chanel 2.55, la borsa più copiata al mondo dal giorno in cui è stata creata.

Chanel 2.55 la famosa borsa della stilista Coco anni '30
Chanel 2.55 la famosa borsa della stilista Coco anni ’30

Alcune curiosita’ legate a coco:

  • Jackie Kennedy, nel giorno dell’assasinio del marito JFK, indossava un tailleur Chanel in maglia di un acceso punto di rosa (1963)
  • Chanel n°5 è uno dei profumi più famosi al mondo.
    Il nome deriva dalla “quinta essenza” che Ernest Beaux sottopose a Gabrielle. Tra le venti proposte da Ernest, Gabrielle scelse la quinta.
  • Nel 1918, per la prima volta per una donna, viene indossato un capo UNISEX, lo sfoggia proprio Coco e consisteva in un pigiama bianco di seta.
  • Fu Coco a introdurre l’abbronzatura come canone estetico per le donne, fino ad allora era ammesso solo il bianco candore della cipria. (1923)

Scheletri nell’armadio di Coco chanel

Ci sono controversie sulla collaborazione di Coco con i nazisti.

Alcune fonti attendibili dimostrano la sua appartenenza all’Abwehr, il servizio segreto di Hitler.
Pare proprio che Coco fosse una antisemita convinta e “spia” nazista.
L’autore Hal Vaughan che ne ha scritto la biografia, racconta che “Coco Chanel era fieramente antisemita già prima dell’avvento al potere di Adolf Hitler in Germania. Odiava ebrei, sindacati, socialismo, comunismo e massoneria“.

Con la matricola F-7124 e il nome in codice “Westminster”, ereditato dal suo amante e amico, il duca di Westminster ha collaborato con i tedeschi in più missioni.

Coco ha avuto per lungo tempo una relazione con barone Hans Gunther von Dincklage, detto “Spatz”, ufficiale nazista di alto livello.
La cui protezione le ha permesso di vivere, sotto occupazione tedesca, presso l’Hotel Ritz di Parigi, all’epoca quartier generale dell’aviazione militare tedesca.

A prova dei rapporti con il nazismo ci sono anche:
-Una serie di documenti che dimostrano come Coco avrebbe usato le sue conoscenze per recuperare il business di Chanel N.5 venduto nel 1924 a una famiglia ebrea.

-L’arresto durante l’operazione Modellhut (“cappello da modella”).
Inviata nel 1943 a Madrid per cercare, per altro inutilmente, di mediare, grazie anche alla sua conoscenza con Winston Churchill, una tregua con gli ufficiali britannici di stanza lì.
L’episodio contribuì ad accrescere il suo fascino e ad alimentarne il mito.

-L’accusa da parte degli alleati di “collaborazionista orizzontale” dopo la caduta del regime nazista e la liberazione della Francia. Solo l’intervento di Churchill le permise di non finire gli anni in prigione.

Sembrerebbe però che Coco sia stata spinta alla collaborazione con i nazisti non per le sue ideologie ma in cambio della liberazione del nipote André Palasse, internato in un campo di prigionia, e dell’aiuto per l’amica Vera Lombardi a fuggire dall’Italia in seguito alle accuse di essere una spia inglese.

un film contro coco chanel

Nel film The No. 5 War, presentato al Jerusalem Jewish Film Festival il 18 dicembre 2020, il regista francese Stéphane Benhamou accusa la stilista di avere sfruttato le leggi antiebraiche per appropriarsi di un’azienda di profumi appartenente a due fratelli ebrei.

trama

“1924 Chanel entra in affari con i fratelli ebrei Pierre e Paul Wertheimer, direttori della nota azienda di profumi Bourjois.
Coco non è soddisfatta da questo accordo, e quando nel 1927 il profumo diventa il più venduto al mondo, il suo risentimento nei confronti dei fratelli ebrei cresce ulteriormente.

1941 Coco Chanel conduce una vita di lusso come ospite fissa dell’Hotel Ritz nella Parigi occupata dai nazisti e vive una intensa storia d’amore con un affascinante ufficiale nazista.
Quando vengono annunciate le leggi raziali, Chanel progetta un piano per sottrarre l’azienda ai fratelli Wertheimer e insediarsi alla guida come ‘erede ariana’.
I Wertheimer erano però già fuggiti in America l’anno prima e affidato la proprietà della compagnia all’amico -ariano- Felix Amiot, che durante la guerra ha collegamenti forti con i tedeschi in quanto loro fornitore di aerei militari.

1945 Fine della guerra, la Francia viene liberata e i due fratelli possono tornare in Francia trionfanti.

UN “PICCOLO” SEGRETO DA RIVELARE

Sicuramente il coinvolgimento di Coco Chanel con i tedeschi non è mai uscito prima grazie alla potenza economica del marchio.

Il segreto è stato portato alla luce solo nel 2017 quando, durante il corteo a Milano per il 72° anniversario della Liberazione, tra i “grandi europei” celebrati con cartelli blu è apparso anche il nome della stilista.

Coco Chanel "Patriota Europea"
Coco Chanel “Patriota Europea”

Gesto che non ha lasciato indifferente la comunità ebraica la quale ha duramente attaccato il PD milanese reo di aver approvato la lista di nomi.
In realtà la paternità del cartello è di un gruppo di giovani che “in buona fede” non era a conoscenza dei trascorsi della stilista con i nazisti.

ICONA DELLA MODA VS ANTISEMITA

Ovviamente possiamo nascondere la realtà soprattutto quando cela una verità così scomoda e atroce.
Certamente, come per altri casi, è però doveroso scindere la figura della grande stilista icona della moda, da quella della persona.

Di lei comunque ci rimarranno oltre le creazioni anche le frasi celebri, una su tutte:

“Vestiti male e ricorderanno il vestito; vestiti impeccabile e ricorderanno la donna”

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Grazie per aver votato!

LaMela777

Sono una blogger diversamente agiata in un mondo palesemente disagiato. Ho un master in "LaQualunque" all'università della vita. Un mio difetto? Li ho tutti!

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