Ecosostenibilità – La moda del riuso –

Stiamo diventando tutti imprenditori ecosostenibili con – la moda del riuso -.

Ciao io sono LaMeLa777 e questa è la mia vita qualunque…“IO Riuso-IO Riciclo”

Negli ultimi anni ha preso sempre più forza il concetto del: riuso come mezzo ecosostenibile per alleggerire un ambiente saturo di industrie e del loro quasi inevitabile inquinamento.

Stanno nascendo nuove piccole realtà imprenditoriali atte al riciclo dei beni riutilizzabili.

La domanda da porre è se abbiamo a che fare con una fase passeggera oppure una coscienza collettiva senza finalità di lucro.

♻ Quanto senso ecologico potrà mai esserci dietro al desiderio di fare soldi?

Non si parla solo di micro imprese o di cooperative e associazioni che ruotano attorno al nuovo business ma soprattutto ci sono i giovani.
Abbagliati “dal fare il soldo facile in poco tempo possibilmente con -zero sbatti-“

Le nuove generazioni si stanno lanciando sul mercato del riusato acquistando e rivendendo “la qualunque” nella speranza di racimolare qualche euro, alcuni convinti anche di farne un piccolo business.

♻ Influencer e il vintage mania.

Come spesso accade con le mode e le tendenze anche in questa occasione fanno la loro comparsa gli influencer con messaggi pro ecologia sui social.
Con il solo risultato di amplificare il fenomeno.

Non ci sarebbe nulla di sbagliato in tutto questo se non fosse per la mancanza di una corretta informazione perché esiste una sostanziale differenza tra chi l’ha fatto diventare una mania, passando ore ed ore a spulciare tra le occasioni, e tra chi invece l’ha reso uno scopo di vita.

Tra gli errori più comuni che influenzano il mercato del riuso tra coloro che credono di diventare imprenditori, è quello di considerare vintage tutto ciò che è stato già usato.

In realtà mentre gli articoli di seconda mano possono risalire a qualsiasi periodo, il Vintage va a definire qualità e valore di un oggetto andato in produzione almeno vent’anni prima del periodo attuale

♻ Riciclo che smuove l’economia.

Anche se l’usato è di fatto a zero impatto ambientale per quanto riguarda emissioni di sostanze nocive in fase di produzione o l’uso spropositato di nuovo packaging, non è poi tutto così green come vogliono farci credere.

Quando ci sono di mezzo i soldi i poteri forti e gli arrivisti hanno l’occhio lungo e si mettono in gioco facendo concorrenza ai piccoli imprenditori.

Si stima che ogni anno vengano recuperate circa 500mila tonnellate di beni che finiscono nella filiera del riuso, per un fatturato complessivo di 2 miliardi di euro.

(i numeri dietro al riuso LINK QUI)

Cosa certa è che si sono creati posti di lavoro, sono infatti circa 80 mila le nuove figure impiegate negli otre 3 mila punti vendita sparsi in tutta Italia.

Le previsioni danno i numeri in forte aumento nei prossimi anni.
Ma si agisce unicamente per lucro o per uno spiccato senso ecologico?

Gli interessi delle multinazionali.

L’Osservatorio del Riutilizzo ha stimato che gli articoli destinati al mercato dell’usato, compresi quelli che richiedono riparazioni o manutenzioni, ammontano a 600.000 tonnellate annue per un valore finale pari a un miliardo e seicento milioni di euro.

Dati del Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, edito dall’Osservatorio del Riutilizzo di Occhio del Riciclone Italia Onlus.

La truffa dietro il sistema del riuso.

Quante volte, lasciano un abito usato nel cassonetto giallo ci siamo chiesti che fine farà?
Ci siamo convinti in fare beneficienza ai bisognosi, ingannati dai messaggi fuorvianti impressi sui cassonetti stessi.

In realtà come dimostrano diverse indagini della Direzione nazionale antimafia e della Commissione ecomafie.

Il problema più grande è quello della trasparenza e della legalità. “La gestione illecita degli indumenti usati, così come di altri rifiuti, permette di ottenere grandi profitti e per questo attira interessi illeciti, compresi quelli della criminalità organizzata”.
Come sottolinea Stefano Vignaroli deputato M5s e Presidente della Commissione Ecomafie, e il suo impegno per riduzione dei rifiuti, sostenibilità, lotta agli ecoreati.

Questi abiti vengono venduti in parte in Italia in parte all’estero, soprattutto Tunisia ed Est europeo ma anche Ghana e Niger, mentre quello che non viene riutilizzato viene riciclato per farne stracci e strofinacci e venduti alle fabbriche.
Una piccolissima parte non riutilizzabile, circa il 5% viene incenerito.

Altre fonti per questo articoli.

GreenReport

Che fine fanno i nostri abiti usati, di Daniele Di Stefano

Lifegate

Occhiodelriciclone

Inchiesta de Le Iene sui cassonetti gialli

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