Sei sessista ma non lo sai? Scopri se utilizzi un linguaggio offensivo

Adottare un linguaggio inclusivo nel rispetto del prossimo.

Il sessismo nel linguaggio di uso comune è una piaga che le donne affrontano già da secoli, con termini velatamente innocui l’uomo l’ha spesso e volutamente relegata al ruolo marginale di sottoposta, pensa solo alla formula maschile per definire i lavori più importanti, tanto che oggi molte donne lo preferiscono alla versione femminile, come se una A finale definisce il valore del ruolo e la sua autorevolezza.

Adottare un linguaggio che sia inclusivo verso tutte le sfumature dell’umanità e abbattere in questo modo le barriere di genere, è fondamentale nella lotta per i diritti.

Nel nostro secolo, siamo capaci di andare nello spazio ma ancora non abbiamo imparato il rispetto per il prossimo.
Ci nascondiamo dietro parole di cui spesso non sappiamo nemmeno il significato, al solo scopo di: offendere, denigrare e molto spesso rivendicare la nostra supremazia.

Solo nel secolo scorso si è riconosciuto il valore femminile nei vari campi come: medicina, letteratura, scienza, astronomia …

Donne che nel passato hanno fatto la differenza, sono state di fatto oscurate dai loro: compagni, collaboratori, padri, datori di lavoro…

Il mondo sta cambiando, noi stiamo cambiando e tra i tanti cambiamenti che ancora dobbiamo fare, sicuramente quello di adeguare il linguaggio deve avere la priorità.

Ma il sessismo nella lingua non è soltanto verso il mondo femminile, a non essere presi in considerazione per la loro reale condizione sono anche le persone dell’universo LGBTQ+

Ho già trattato in un precedente articolo che puoi leggere QUI questo argomento.

Il genere nella lingua

Sessista è l’uso scorretto che si fa nella lingua e non la struttura.
Eh lo so, starai pensando che ho scoperto l'acqua calda. Ma era una precisazione da fare per portare avanti il discorso.

Nella lingua italiana così come in altre lingue, i termini sono raggruppati per generi e ogni gruppo segue delle regole grammaticale diverse.

L’italiano ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile, ma non il neutro.

Il genere grammaticale è una convenzione per quanto riguarda i nomi di oggetti o cose astratte. Mentre nel caso di esseri animati, noi umani ad esempio, il genere grammaticale e il genere naturale di norma coincidono (con delle eccezioni-volpe e balena ad esempio).

Quando ho affrontato questa problematica con l’articolo sull’emendamento per introdurre nel Regolamento del Senato, la parità di genere per un linguaggio inclusivo, mi sono resa conto che la lotta femminista non è una battaglia a se stante ma che, come tessere di un mosaico, si incastra perfettamente con quella della parità di genere nella lotta per i diritti civili.

Un linguaggio inclusivo prevede l’uso corretto di termini che non siano discriminatori per la persona.

Perché se da un lato la IO donna ha la possibilità di pretendere l’uso di una terminologia femminile per la propria professione, c’è in me la IO non binaria che necessità di una terminologia che non la leghi forzatamente a un genere.

Come non credevo che mi sarei trovata davanti tanti scettici e alle loro obbiezioni in merito. Molti dei mie interlocutori hanno alzato gli occhi al cielo, esasperati, come se il problema non persistesse o convinti che la cosa non li tocchi di persona.

Non mi capacito mai dell’indifferenza del genere umano davanti alle difficoltà di un suo simile. L’uso di un linguaggio binario, quindi di fatto sessista, crea barriere e limiti di espressione che non spossiamo più ignorare.

Come cambiare per abbattere il sessismo nel linguaggio

Cambiare, mutare, evolversi spesso sono visti con occhio critico e negativo. Ovviamente fanno paura.

Eppure è già in atto l’evoluzione linguistica, l’ennesima, con l’integrazione e la rivalutazione di quelle forme che una volta erano considerate anomale. Spesso con eccezione negativa.

Ti sarà capitato di imbatterti sui social in post con parole “inclusive” come le varianti: “*”,“u” “ə”.

Usate per: rivolgersi a una moltitudine mista volendo tenere conto delle persone non binarie; rivolgersi a una persona non binaria; parlare di una persona di cui non si conosce il genere.

Tutto ciò fa girare la testa, nuove formule tanti concetti e così poca informazione. La cosa buona è che, come per ogni linguaggio, anche questo avrà uno sviluppo libero da forzature positive o negative che siano.

Non possiamo impedire al linguaggio di adeguarsi al mutare naturale dell’umanità. È già accaduto in passato e accadrà ancora nel futuro.

“La lingua è un organismo naturale, che evolve in base all’uso della comunità dei parlanti”

Superare il binarismo di genere nel linguaggio: (ә), (з)

Il simbolo fonetico schwa, una piccola ‘e’ rovesciata (ә) usato come desinenza finale neutra al posto dei plurali maschili universali fa la sua apparizione per la prima volta l’11 aprile, quando il piccolo comune di Castelfranco Emilia in provincia di Modena ha cominciato a utilizzarla nei post ufficiali, era il 2021 e sui social non si parlava d’altro.

La prima vera e stabile attestazione dello schwa è rappresentata però anni prima, nell’articolo pubblicato online nel 2015 a firma di Luca Boschetto, “Proposta per l’introduzione della schwa come desinenza per un italiano neutro rispetto al genere, o italiano inclusivo” , alla ricerca di soluzioni valide per uscire dal binarismo di genere che declina al maschile e al femminile sostantivi, aggettivi, articoli, preposizioni.

Esiste anche la versione plurale, la schwa lunga  (з)

Se lo stai cercando sulla tua tastiera, che tu mi legga dal pc che dal cellulare, non lo troverai. Per usarlo puoi cliccare qui

(ә) usato nell’alfabeto fonetico internazionale (è il sistema di scrittura alfabetico utilizzato per rappresentare i suoni delle lingue).

puoi ascoltare la pronuncia cliccando qui

Viene usata in diversi contesti dove si vuole superare la barriera del genere e rimanere neutri. Ad esempio per eliminare il privilegio maschile o per essere più inclusivi nei confronti delle persone non binarie.

Lo schwa è stato scelto perché appartiene all’alfabeto fonetico internazionale, perciò non si tratterebbe di introdurre qualcosa di “estraneo” alla lingua italiana e perché assomiglia graficamente sia ad una “a” che ad una “o”, cioè le due vocali con cui in italiano si identificano il genere femminile e quello maschile.

Studio personale su come è visto questo argomento

Volevo parlare del maschilismo nella lingua italiana e sono finita ad affrontare un tema ancora più ampio.

Ho chiesto ad amici, parenti conoscenti ed estranei la loro opinione in merito con un questionario su sessismo linguistico.

E sono rimasta piacevolmente colpita nel vedere quante persone hanno aderito al mio progetto rispondendo apertamente alle mie domande.

Ovviamente ho apportato delle modifiche al questionario iniziale integrandolo con argomenti trattati in questo articolo.

Fonti usate per questo articolo sul Linguaggio

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LaMela777

Sono una blogger diversamente agiata in un mondo palesemente disagiato. Ho un master in "LaQualunque" all'università della vita. Un mio difetto? Li ho tutti!

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