Non è tutto oro “blu” quello che luccica!

La corsa verso l’oro blu: pro e contro, sistemi e innovazioni del processo di desalinizzazione.

L’acqua dolce, oro blu, da sempre un bene prezioso, negli ultimi anni è diventata uno dei maggiori problemi a cui si sta cercando di trovare una soluzione accettabile.

Un dissalatore è un apparecchio che viene utilizzato per rimuovere il sale dalle acque contenenti sale.

L’acqua che si ottiene ha un basso contenuto salino e può essere usata a scopo alimentare (acqua potabile) o industriale (come l’acqua di raffreddamento).

Al momento esistono due modi per recuperare acqua potabile dal mare:

  • 1) desalinizzazione Termale Riscaldando l’acqua di mare si ottiene il vapore che tramite la distillazione viene trasformato poi in acqua dolce.
  • 2) Osmosi inversa, l’acqua viene pompata ad alta pressione attraverso una membrana spessa che trattiene il sale.
    Questo processo è il più costoso e richiede un maggiore dispendio di energia elettrica.

Non è tutto Oro, l’aspetto negativo della desalinizzazione

Con entrambi i sistemi viene prodotta una quantità considerevole di combustibili fossili, che causano un notevole aumento delle emissioni a effetto serra in atmosfera, contribuendo notevolmente al riscaldamento globale.

Inoltre i residui della desalinizzazione, la cosiddetta “salamoia”, risultano essere tossici e, una volta rilasciati in mare, inquinano gli ecosistemi costieri.

Altro punto critico è dato dall’impiego dell’acqua desalinizzata per l’agricoltura.
Studi scientifici del 2007 indicano come il fatto di non usare acque dolci naturali creano una mancanza di sali nelle coltivazioni. In uno studio del 2007 pubblicato sulla rivista scientifica Science dal titolo “Rethinking Desalinated Water Quality and Agriculture” si legge che “la desalinizzazione non solo separa i sali indesiderati dall’acqua, ma rimuove anche gli ioni essenziali per la crescita delle piante.

Governo Draghi e lo STOP agli impianti di desalinizzazione

A causa dell’inquinamento degli impianti il governo Draghi, in piena emergenza siccità, ha vietato gli impianti di desalinizzazione nel nostro paese, approvando una legge, (17 maggio 2022 n.60) cosiddetta “salva mare”, che vieta i dissalatori di acqua marina. 

Impegno delle Nazioni Unite

Nel programma per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto nel settembre 20215 dalle Nazioni Unite, si parla anche del problema siccità.

Infatti al punto n° 6 degli obbiettivi delle Nazioni Unite troviamo l’impegno nel garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

A questo scopo molti ricercatori si stanno muovendo per realizzare impianti sempre più GREEN a zero o bassissimo impatto ambientale

Esistono soluzioni GREEN per ottenere l’oro blu

Già nel 2020 al Politecnico di Torino, in collaborazione con il Mit di Boston, si sta lavorando a un prototipo “totale-green” alimentato da energia solare.
L’acqua viene distillata sfruttando l’effetto “Marangoni” (quello del vino) che riduce la cristallizzazione del sale nel processo.

Con questo procedimento si può ridurre l’emissione di combustibile fossile perché sfrutta l’energia solare.
Allo stesso tempo il metodo applicato ha un minore impatto corrosivo sulla struttura.

Questo sistema risolverebbe un altro problema dei comuni dissalatori, l’incrostazione rappresenta, infatti, uno dei problemi principali degli impianti tradizionali.

Un nuovo dissalatore solare messo a punto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology in collaborazione con i colleghi della Shanghai Jiao Tong University risolve anche questo problema.
E’ stata realizzata una membrana per sostituire lo stoppino con cui veniva aspirata l’acqua, con questo metodo l’acqua attraversa un sistema a strati che la filtra.

In alto un primo strato di materiale scuro che assorbe il calore del sole, poi un sottile strato d’acqua sopra un secondo materiale dotato di minuscoli fori.
Il velo sottile di acqua che passa viene trasformato in vapore e la condensa che si deposita sulle pareti inclinate che finisce nei serbatoio sottostante. 

Dal momento che il sistema è realizzato con materiali di uso quotidiano, e che prevede un’area di raccolta di circa un metro quadrato è possibile fornire acqua potabile a una famiglia con solo 4 dollari.

Interessi economici sui dissalatori

Ci sono forti interessi (non solamente sociali e umanitari). I costi per 1 Metro Cubo di acqua si aggirano tra 2 e i 3 euro. Il prezzo sale a 13/ 14 € se trasportata via mare con le navi.

1MC () equivale a 1.000LT, contando che in media una bottiglia di acqua naturale da 1,5lt si aggira tra 1/2 € va da se quanto ci si guadagna a recuperare acqua salata (gratis) per rivenderla.

Come è ovvio che sia, i maggiori sostenitori dei dissalatori sono i paesi meridionali.

In Spagna, per esempio, nel 2021 risultano installati 765 impianti, tra cui anche opere di grande taglia al servizio di aree urbane importanti come Barcellona.

In Italia siamo ancora molto indietro, di dimensioni medio-piccole, che si trovano prevalentemente in Sicilia, Toscana e Lazio.

Nelle isole minori dell’Arcipelago Toscano con la dissalazione si è intervenuti per garantire l’autonomia idrica.

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LaMela777

Sono una blogger diversamente agiata in un mondo palesemente disagiato. Ho un master in "LaQualunque" all'università della vita. Un mio difetto? Li ho tutti!

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